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Giudamino Cantina

Nel centro storico di Mesagne, in Piazza Commestibili, vi è un posto dove gustare ottimi piatti della tipicità pugliese: Giudamino Cantina.

TRADIZIONE E FANTASIA

Metti,tutto unito,un luogo e un nome di persona e trovi le persone e il luogo dove amicizia e buona cucina s’incontrano: GIUDAMINO.

E poi immagina un posto tranquillo dove stare in un cantuccio, dove ti trovi bene tra odori, sapori e colori con le persone che ti piacciono, per vivere senza assillo la compagnia del tempo: la CANTINA, come quelle di una volta.

Ecco, nel cuore del centro storico di mesagne nasce

GIUDAMINO CANTINA.

È la realizzazione di un progetto che viene dal piacere del ritrovarsi spesso insieme la sera, dopo le riunioni degli scouts, a casa di Maria e Fabrizio per raccontarsi ancora un po’, per condividere uno sguardo sul futuro, accolti e avvolti dal calore di una casa.

E poi si stappava “quella” bottiglia che invitava tutti a scoprirne e lodarne effluvi e assonanze.

E si commentava mangiando “quel piatto” che Maria aveva nel frattempo creato mettendo magicamente insieme le cose che aveva, coniugando tradizione e fantasia.

Quando entri da GIUDAMINO CANTINA ritrovi tutto questo: l’accoglienza della casa, il calore dell’incontro, la riscoperta della tradizione, il piacere di gustare cibo e cultura: cultura che dà gusto alla vita e cibo che fa crescere il cuore.

Piatti consigliati:

Orecchiette rape e acciughe

Maccheroncino ai funghi cardoncelli

Ex Convento dei Celestini e la Chiesa di Santa Maria in Betlem

L’Ex Convento dei Celestini sede del Municipio della città di Mesagne è una testimonianza storica e architettonica di grande risalto, sia per gli usi religiosi di primo impianto, che per gli usi civici succeduti fino ai giorni nostri. 

Il bene si trova inserito in un contesto urbanistico di grande pregio storico-testimoniale, con l’attigua Chiesa di Santa Maria in Betlemme, la bella piazza Garibaldi e la prossimità al centro storico dall’ingresso della Porta Piccola.
Nel corso del 1700 il Convento ospitò Ferdinando IV di Borbone, insieme alla sua corte ed altri nobili del tempo, tanto da essere dichiarato regio.
Nel 1807, in seguito alla soppressione dell’Ordine, divenne prima sede di sottoprefettura e, dopo, a seguito del decreto murattiano, fu concesso al Comune come sede per uso di caserma e/o prigione.
Con l’unità d’Italia il complesso fu destinato a diversi usi pubblici anche contestuali, tra cui asilo infantile, scuola elementare, carcere, ma fu anche parzialmente affidato a privati per il fitto di magazzini, deposito e per la realizzazione di un piccolo teatro attivo sino al 1876.
Divenuto dal 1935 prima e dagli anni ’50 poi di totale proprietà comunale, negli anni ’70 dello scorso secolo, grazie a saggi di scavo che hanno interessato il Chiostro, il Convento ha restituito un’importante campionatura di ceramica medievale, il cui studio rappresenta ancora per gli specialisti del settore un punto di riferimento essenziale. Attualmente l’edificio dell’ex Convento dei Celestini è sede del Municipio, pertanto gli ambienti hanno destinazioni d’uso tipiche degli uffici amministrativi.
Il sito è stato ristrutturato in fasi successive e sempre considerando solo l’adeguamento tecnico-funzionale, necessario ad ospitare le funzioni dell’ufficio amministrativo.

La Chiesa di Santa Maria in Betlemme fu costruita nel 1528, dove già sorgeva un piccolo delubro dedicato a S. Maria di Betlem. Esso fu ricostruito ed ampliato per riconoscenza dei mesagnesi che furono liberati dalla peste” per intercessione di S. Maria della Sanità, “la cui effige è tuttora sul terzo altare sinistro”. I manoscritti dei Padri Celestini raccontano che il dipinto originale, di cui si conserva la sacra immagine posta in un medaglione nell’altare, nel 1735 per ordine dell’Abate Alemmo, fu dimezzato e si ricavarono altri quadri, oggi purtoppo andati persi. Nel 1618, presero possesso della chiesa i padri Celestini, che costruirono il convento adiacente. Nel 1662 la chiesa subì grandi modifiche, soprattutto nel posizionamento della facciata. Altri lavori furono eseguiti agli inizi del Settecento (il rifacimento di tutti gli altari) ed ultimati nel 1738.
Il convento, dal 1935 è la sede del Municipio.

Bibliografia

Bellanova, A. – Nitti, A. – Pasimeni, A. ((1997), Santa Maria in Bethlehem ed il convento dei Celestini a Mesagne, Mesagne, centro studi “G. Antonucci”.

Greco, L. (2001), Storia di Mesagne in età barocca. Volume III. L’architettura sacra nella storia e nell’arte, Fasano, Schena editore.

Visita il Sito della Parrocchia

Sito archeologico di Vico Quercia

Nel centro storico di Mesagne si trova il sito archeologico messapico di Vico Quercia.

Nell’estate del 1997, in un’area  di proprietà privata sita in via Castello, la Soprintendenza Archeologica per la Puglia ha portato in evidenza  sei tombe del tipo a semicamera, protette, cioè, da muri e coperte da lastroni, databili al III – II secolo a.C. Già note alla letteratura archeologica e, purtroppo, anche agli scavatori clandestini, le tombe, parzialmente  sconvolte e manomesse, risultavano dipinte e con iscrizioni messapiche.
A seguito di questa eccezionale scoperta, nel corso del 2000 l’indagine fu estesa alle aree confinanti.
Tale intervento ha consentito di individuare alcune strutture e di mettere in luce un’interessante continuità di vita nell’area, dall’età del ferro all’età tardo medievale, che getta nuova luce sulle conoscenze del sito messapico e sulle fasi tardo-antiche.
In particolare, con lo scavo di vico Quercia sono emerse significative testimonianze del primo insediamento attestato a Mesagne: tracce di una cinta muraria (su cui sono state rinvenute due importanti stele figurate) e un battuto stradale molto antico.
Poche sono risultate le testimonianze di età romana: si tratta di alcune sepolture attribuibili con ogni probabilità al tardo impero. Invece sono state rilevate numerose tracce di età medievale e tardo-medievale, come, ad esempio, strutture abitative testimoniate da battuti e focolari, e fosse di scarico e pozzi che attestano l’occupazione dell’area sino al XVI secolo.
Sempre in vico Quercia è stata rinvenuta una monumentale sepoltura del tipo a semicamera databile al III – II secolo a.C., riutilizzata probabilmente fino al I secolo a.C. La tomba recava al suo interno una iscrizione in lingua messapica ed ha restituito parte del suo prezioso corredo.

Il complesso archeologico si presenta in parte scoperto e fruibile a cielo aperto, in parte coperto e posto al di sotto dei cinquecenteschi fabbricati annessi al castello e adibiti a botteghe artigiane. Quest’ultima parte è fruibile parzialmente grazie alla realizzazione di pavimenti in vetro strutturale che consentono la visione dall’alto. Si tratta di due locali contigui, l’uno pubblico (pub serale), l’altro sede di un’associazione culturale. Visitando l’intera area, scoperta e in seminterrato, si può ricostruire l’insieme della monumentalità del sito di grandissima rilevanza archeologica.

Da un punto di vista insediativo il sito presenta diverse particolarità. La sacralità dell’area venne ulteriormente sottolineata con la costruzione di un recinto a grandi blocchi costruito oltre la strada e la muraglia: i materiali archeologici rinvenuti all’interno del recinto permettono di definire la funzione legata, verosimilmente, al culto degli antenati. Dall’età arcaica a quella ellenistica, quasi ovunque in Messapia, è attestato, inoltre, il rituale del riutilizzo di una stessa struttura tombale per più deposizioni dallo stesso gruppo familiare o parentale; le deposizioni precedenti venivano, infatti, accantonate presso una testata, in fossette praticate sul fondo della tomba, o venivano poste all’esterno delle stesse. A clan familiari di rango elevato possono ricondursi le tombe, a cassa e a semicamera, dotate di ripostigli esterni, di nicchie ricavate nelle pareti di fosse ricoperte da lastre che si aprivano sul fondo della fossa, strutture tutte destinate ad accogliere i resti ossei e gli elementi di corredo delle precedenti deposizioni. Di particolare interesse quello della tomba 6, ricavato all’interno della fossa e da essa separata dal muro costitutivo della testata, ma in comunicazione tramite un’apertura, chiusa da una porta in pietra, girevole sui cardini.

Il bene si presenta ben conservato e sostanzialmente non subisce alcuna pressione antropica.

Il sito di notevole rilevanza archeologica per tutto il territorio è stato recuperato ed attrezzato con notevoli interventi. Tra i punti forza del bene: eccezionalità e rilevanza archeologica dei ritrovamenti; estensione dell’area particolarmente eccezionale in ambito urbano; prossimità ai monumenti di rilievo nel centro storico; buona manutenzione della parte fuori terra; presenza di cartellonistica didattica. Tuttavia, l’impossibilità di fruire in pieno della parte in seminterrato non permette di sfruttare al massimo il suo potenziale attrattivo in termini di portata di visitatori.

Bibliografia

Daquino, C. (1999), I Messapi. Il Salento prima di Roma, Cavallino, Capone editore.

A.A.V.V. (2006), Il museo del territorio “Ugo Granafei”, Mesagne, Catalogo del Museo.

A.A.V.V. (2007), Mesagne.Il centro storico, pubblicazione a cura dell’Istituto culturale “Storia e Territorio”, con il patrocinio dell’Assessorato al Turismo della città di Mesagne.

Palazzo Cavaliere

Nel centro storico di Mesagne sorge l’affascinante Piazza Orsini abbellita da Palazzo Cavaliere.

Si tratta della piazza più bella della città a forma di cuore. Il suo alto pregio architettonico è dato dalla presenza dei monumenti più importanti della città: il castello Normanno Svevo, la chiesa di Sant’Anna, palazzo Cavaliere, il giardino della chiesa Matrice. Inoltre, la piazza con la sua bella pavimentazione, completamente restaurata costituisce un un elemento di grande pregio urbanistico storico.

La piazza ospita quasi tutte le rassegne culturali e di spettacolo della città.

L’ingresso al palazzo Cavaliere non è al momento consentito, l’edificio è di proprietà della curia ed è in fase di ristrutturazione interna per permettere l’allestimento di un museo diocesiano.

Questo luogo nasce grazie alla politica sull’edilizia promossa dai feudatari di casa De Angelis, che prima ricostruirono sui resti del castello il loro palazzo baronale, affidando, in seguito, all’architetto Francesco Capodieci il compito di ridisegnare lo stato dei luoghi. Ciò alla luce del consistente abbattimento delle mura cittadine, possibile anche grazie alla crisi finanziaria che attanagliò l’università di Mesagne durante tutto il Seicento, per cui non fu possibile intervenire in maniera adeguata per preservare la cinta muraria dai crolli e dalla distruzione. Così, lentamente, sia il tempo, sia l’incuria degli uomini avrebbero definitivamente cancellato l’intero sistema difensivo cittadino basato sul castello, sulle torri, sulle cortine, sui fossati. Pertanto, sul finire del Seicento, la città di Mesagne poteva vantare, a seguito di significative trasformazioni urbanistiche, ben tre piazze: una, detta dei nobili, antistante la Collegiata, un’altra, detta piazza dei Fogliami, dinanzi al cinquecentesco palazzo dell’Ospedale, e la terza, appunto, del Principe dove si affacciano la splendida chiesa di sant’Anna, edificata dalla principessa Vittoria Capano, sul finire del Seicento, per adempiere al voto fatto per la ritrovata salute del figlio, ed il palazzo Cavaliere, in precedenza di proprietà della famiglia Parisi.

Il palazzo, un tempo adibito a caserma per alloggiare le truppe, già sottoposto ad azione di vincolo e tutela ai sensi dell’articolo 1 della Legge 1089/1939, esso presenta un portale di pregevole fattura, racchiuso fra alte lesene, su cui si sovrappongono, in maniera alternata, strette bugne a tronco di piramide, su semplice zoccolo di altezza esigua, con toro e scozia appena abbozzati, probabilmente occultato dal marciapiede. Le lesene presentano capitelli di ordine corinzio su semplici apofisi. Il portone di accesso, ad ampia luce, è incorniciato da un sistema trilitico ad imposta continua, costolato verso l’estradosso, con chiave di volta pronunciata e a rilievo, con scalanature e volute laterali, che si eleva sino all’architrave e attorno alla quale simmetricamente si sviluppano due ricchi motivi floreali. La trabeazione, con cornice fortemente aggettante, funge anche da base per la balconata, arricchita da balaustri, alternati a pilastrini con elementi vegetali e modanati. Questo portale con arco a tutto sesto ad imposta continua, con modanature sovrapposte e chiave di volta in rilievo, pur richiamando, nello stile, l’epoca rinascimentale, riconduce la datazione dell’intero complesso, che presenta, sulla facciata, il motivo del balcone in pietra soprastante il portale, al Sei – Settecento.

Piazza Orsini è la piazza più importante della città sia come pregio architettonico, che come riferimento storico-culturale e costituisce un impianto urbanistico dal classico stile Barocco.

Modalità di accesso: raggiungibile da Brindisi (15 km circa) percorrendo la strada statale 7 in direzione Taranto (SS 7) uscita Mesagne Est, dopo circa 2 Km svoltare a sinistra attraversare la Porta Grande verso il centro storico e svoltare a destra per l’accesso alla piazza. 

Bibliografia

Profilo, A. (1875), La Messapografia, ovvero memorie istoriche di Mesagne in Provincia di Lecce, Lecce, Tipografia editrice salentina.

Marinazzo, M. (1987), I portali antichi di Mesagne, Mesagne, Quaderni del Museo Archeologico “U. Granafei”.

Profilo, A. (1993), Vie, Piazze, Vichi e Corti di Mesagne. Ragione della loro nuova denominazione, ristampa anastatica, con introduzione, appendice, indici e tavole di Domenico Urgesi, Fasano, Schena Editore.

Greco, L. (2001), Storia di Mesagne in età barocca. Vol. II: la Città murata, i Borghi, l’architetto Francesco Capodieci, Fasano, Schena editore.

A.A.V.V. (2005), Mesagne. Il centro storico, pubblicazione a cura dell’Assessorato al Turismo della città di Mesagne e dell’Istituto culturale “Storia e Territorio”.

 

La Chiesa di Sant’Anna

La Chiesa di Sant’Anna si erge in piazza Orsini a Mesagne ed è affiancata dal castello Normanno Svevo, in un insieme dall’effetto scenico tipicamente Barocco. L’intero complesso sarebbe stato voluto dalla principessa Vittoria Capano, vedova di Nicola de Angelis, feudatario di Mesagne, per sciogliere un voto a Sant’Anna cui avrebbe chiesto intercessione per la guarigione del figlio Carmine, affetto da un grave morbo. La principessa incaricò il sacerdote architetto Francesco Capodieci (1605-88) della complessa progettazione, da farsi all’interno del centro abitato, ancora d’impronta medioevale. Il Capodieci studiò l’area entro cui collocare il nuovo monumento, misurò l’ampiezza del sito e stabilì il numero degli immobili da demolire, tra cui un tratto delle mura, per far posto alla chiesa. Successivamente alla progettazione della Chiesa di Sant’Anna, disegnò un’ampia piazza, com’è riferito nell’atto rogato dal notaio Giuseppe Antonio Luparelli il 1684, “per maggior decoro di detto tempio ad onore di detta Sant’Anna gloriosa”. La costruzione fu eseguita per cura dei maestri Giuseppe Armiento di Oria e Pietro, Donato e Giovanni Cino di Lecce anche attraverso subappalti a Tommaso Pagliara e Mauro Capozza; statue e stucchi furono realizzati da Pietro Elmo e Giuseppe Cino (1635-1722), prestigioso esponente del barocco salentino. Nel frattempo la principessa Capano, costretta a trasferirsi a Napoli ove si sarebbe spenta nel 1696, dovette abbandonare il feudo di Mesagne e non poté mai vedere l’opera completata. Dopo la sua morte, il figlio Carmine tornò a Mesagne e seguì i lavori della piazza e della chiesa fino al loro completamento nel 1699, anche se bisognerà attendere il 1706 perché Sant’Anna sia consacrata e aperta al culto. La facciata della Chiesa di Sant’Anna, singolarmente alta, avanza sulla piazza tanto da far sembrare quasi inesistente tutto il resto ed è ingentilita e arricchita dalle decorazioni a festone che la ornano lungo tutta la sua estensione. Le colonne composite, prominendosi verso la piazza, terminano in cima con un tripudio di ghirlande e decorazioni poste su di un frontone curvo con capitelli corinzi; tali colonne, a tutto tondo, libere dall’impaginato murario, svolgono pienamente il loro compito scultoreo. L’ordine è completato da quattro nicchie, un portone d’ingresso rettangolare e non arcuato dovendo essere dissimile dalle porte di città e la finestra della navata con l’arco. Il portale centrale, è sicuramente il più ricercato ed elaborato fra quelli esistenti in Mesagne. L’interno appare semplice ma ben studiato: la pianta si sviluppa su un’unica navata, con copertura a volta, intervallata da due porte le cui scale conducevano ai matronei, due nicchie al di sotto degli stessi, due cappelle con altari e capitelli identici a quelli che sono all’esterno. Ai lati dell’altare maggiore si aprono due porte che conducono, a sinistra e a destra, ai saloni della sagrestia e al palazzo baronale. L’altare maggiore, che domina, con la sua forma concava, tutta la scena, è in muratura e rivestito con stucchi in finto marmo, secondo le tradizionali forme del barocco leccese. Secentesche sono le tele a corredo dei tre altari: la Natività, sull’altare maggiore, in cui un restauro effettuato nell’anno 2000 rivela oltre alle figure consuete dei pastori, Maria e Giuseppe, la figura di sant’Anna con san Gioacchino alle sue spalle; la Crocifissione con San Francesco e Santa Caterina da Siena collocata sull’altare dedicato al Santissimo Crocifisso; la Deposizione, copia da Paolo Caliari detto il Veronese eseguita forse da Andrea Cunavi (1586 – post 1626), collocata sull’altare della cappella di Sant’Oronzo. Vari manufatti in cartapesta sono collocati nelle varie nicchie presenti all’interno.

Bibliografia

 

DE CASTRO, C. FERRARO, P ZURLO, La chiesa di Sant’Anna a Mesagne, 2003.

M. GUASTELLA, Iconografia sacra a Mesagne. “Restituzione” Conservazione di un bene culturale, Mesagne 2000.
A. EPICOCO, Raccolta di Memorie Patrie, dattiloscritto, Mesagne 1956.

Rosario Jurlaro, Storia e cultura dei monumenti brindisini, Edizione Amici delle Biblioteca Arcivescovile ” A. De Leo”, Brindisi;

Benita Sciarra, Guida per Brindisi e provincia, Neri Pozza editore;

Alessia Galiano, testi pubblicati su guide storico-turistiche sulla città di Mesagne.

 Web

http://www.comune.mesagne.br.it

www.chiesamadredimesagne.it

http://www.promocultura.net

 

Chiesa dell’Immacolata

Situata in uno snodo principale del traffico cittadino della città di Mesagne, la Chiesa dell’Immacolata è posizionata a cavallo tra la piazza Vittorio Emanuele II (porta grande) e la villa comunale. 

Il bene di grande pregio architettonico è stato l’oggetto di un recente restauro che ha ripristinato l’antico valore degli elementi architettonici e della loro stratificazione storica.

La chiesa è inserita in un sistema urbano di pregio: accesso al centro storico (piazza porta Grande), villa comunale, castello Normanno Svevo.

Fino al 1880 la chiesa era intitolata a Santa Maria di Nazaret solo successivamente dedicata all’Immacolata Concezione. Aymonetto San Giorgio e di sua moglie Maria Maia, intorno al 1425, fecero ereggere la prima costruzione del luogo di culto che per secoli è stato tenuto dai Francescani Osservanti, che accanto avevano il loro convento. La costruzione originaria della chiesa si ritiene, fosse a due o tre navate come evidenziano testimonianze risalenti all’Ottocento. Numerose le testimonianze artistiche legate alla presenza francescana, tra le quali si segnala un quadro di S. Rocco. Inoltre, a testimonianza dell’attività dell’arciprete Parlati vi è una eloquente lapide, mentre un’altra semplice iscrizione marmorea ricorda la sepoltura di Epifanio Ferdinando, gloria patria tra le più insigni. Il campanile sarebbe stato eretto nel 1652, ad iniziativa del conventuale mesagnese Ludovico Verardo, utilizzando quale cava le antiche mura della città.

L’attiguo convento dei francescani neri, danneggiato dal terremoto del 20 febbraio 1743, fu restaurato e consolidato dai mastri muratori Basilio e Valentino de Virgilijs di Oria per il corrispettivo di settantacinque ducati.
Il piano terra fu adibito prima a stalla, poi a trappeto, indi ad abitazioni. Il primo piano servì fin dall’inizio a dare alloggio ai senzatetto; dal 1922 fu attrezzato ad albergo e, con varie ristrutturazioni, è ancora oggi adibito a tale uso.

 La chiesa è luogo di culto molto caro ai mesagnesi, per la presenza di una confraternita e per la celebrazione della novena in onore dell’Immacolata che apre il periodo natalizio. Ma c’è un altro elemento che rende questa chiesa davvero importante: essa ospita la semplice sepoltura di uno dei più grandi cittadini mesagnesi, Epifanio Ferdinando il vecchio, iniziatore della storiografia locale con la sua “Messapographia”; valente amministratore civico e, soprattutto, medico tra i più noti nella seconda metà del XVI secolo, le cui opere hanno varcato i confini d’Italia fino a giungere nelle lontana Scandinavia. Tra i primi osservatori e codificatori del fenomeno del tarantismo, le sue “Centum Historiae seu Observationes” ed il suo “Libellus De Peste”, sono testi ancora studiati dagli storici della medicina.

Chiesa a navata unica con volte unghiate e finestre laterali nell’ordine superiore. All’interno della chiesa di particolare pregio sono le tele, l’altare, il crocifisso e i marmi pregiati. L’unica navata è scandita sulle pareti laterali da quattro grandi archi che racchiudono altrettante cappelle nelle quali sono collocati gli altari.

Entrando a sinistra, vi sono le tele di San Antonio da Padova 1759 e a destra quella di San Francesco di Assisi 1757 entrambe opera di Domenico Antonio Carella pittore i Francavillese. Più avanti, sempre a sinistra si incontra la tela, risalente all’Ottocento, raffigurante la Vergine Immacolata, opera del mesagnese Antonio Criscuolo.

Bibliografia

Rosario Jurlaro, Storia e cultura dei monumenti brindisini, Edizione Amici delle Biblioteca Arcivescovile ” A. De Leo”, Brindisi.

Benita Sciarra, Guida per Brindisi e provincia, Neri Pozza editore.

Alessia Galiano, testi pubblicati su guide storico-turistiche sulla città di Mesagne.

Web

www.chiesamadredimesagne.it

http://www.promocultura.net

 

Castello Normanno Svevo

Il Castello si trova nel cuore del centro storico di Mesagne e rappresenta un alto valore di pregio storico testimoniale e architettonico al contesto urbano. 

Il castello Normanno Svevo è una testimonianza storica di valore inestimabile e di altissimo pregio architettonico: a livello insediativo testimonia la stratificazione storica delle signorie e dei popoli che hanno regnato sul territorio; in ambito storico-territoriale la dorsale della Via Appia è marcata dalla presenza dei castelli di Mesagne e Oria, che rappresentavano i punti mediani fra Taranto e Brindisi.

La presenza del Museo Archeologico Ugo Granafei e i siti archeologici vicini ne fanno un importante riferimento di genere nel contesto territoriale; gli importanti reperti e la ricostruzione di tombe messapiche provenienti dai dintorni, rendono il Castello oggetto di riferimento per studiosi, appassionati di archeologia e turisti in genere.

Le testimonianze certe sulla realizzazione del castello di Mesagne risalgono all’inizio dell’XI secolo, quando, con la riconquista normanna della Puglia, Roberto d’Altavilla detto il Guiscardo eresse un castrum a difesa della città (1062-1063). Si ipotizza comunque che già durante il periodo dell’occupazione bizantina vi fosse la presenza di una fortificazione per il controllo del territorio. Il termine castrum era sinonimo non solo di “luogo fortificato”, ma anche di “centro giurisdizionale, militare, economico, religioso…”. Intorno al 1430 il castello fu completamente ristrutturato da Giovanni Antonio Orsini del Balzo al quale si devono la base della torre e le due torrette di rinforzo adiacenti. Una importante planimetria del 1592 dello storiografo Cataldo Antonio Mannarino mostra come l’Orsini sistemò la torre e la cinta muraria con ventidue torrette. Ulteriori modifiche furono apportate nella prima metà del XVII secolo, ad opera del principe di Mesagne Giovanni Antonio Albricci, e nel 1750 quando per riparare i danni subiti dal terremoto del 20 febbraio 1743, il marchese Barretta, feudatario dell’epoca, fece abbattere muri pericolanti, modificare le finestrature della torre e aprire le otto arcate della zona al primo piano a settentrione. Il terremoto distrusse parzialmente anche il “Polledro”, un’antica torretta che sovrastava il torrione principale, che pertanto fu abbattuta. Nel XVII e XVIII secolo furono apportate ulteriori modifiche, le famiglie dei marchesi Imperiali prima e dei Granafei successivamente, rimaneggiarono la costruzione per adibirla a propria abitazione. Nel 1973 il castello diviene proprietà del Comune di Mesagne, che nel 1995 avvia dei lavori di recupero e restauro.

Il castello si presenta in due nuclei principali. Il più antico è rappresentato dal torrione a pianta quadrangolare, alto 22 metri, che è uno dei punti più alti della città, sul quale sono presenti caditoie (utili all’epoca per lanciare le pietre ed olio bollente) e le quattro guardiole angolari. L’interno è sviluppato su tre livelli, collegati con scala a chiocciola, al piano terra vi sono sei piccoli vani collegati da piccole porte nel quale spiccano gli antichi e caratteristici camini. Qui sono visibili le feritoie, un pozzo di acqua sorgiva, un servizio igienico e le scale per accedere agli ambienti sottostanti, dove erano ubicate le prigioni. L’altro nucleo è rappresentato dagli ambienti a piano terra e del primo piano, collegato alla torre dal vano a pianta rettangolare con volta a botte, attualmente destinato ad auditorium. Nei pressi di questo locale vi sono le scale che permettono di accede alle cisterne sotterranee, una volta utilizzate come deposito dell’olio prodotto nei numerosi frantoi del centro storico. Nella corte interna si possono apprezzare i portali bugnati ad arco a tutto sesto, e da qui è possibile accedere alla zona superiore esterna relative al giardino pensile, con una vista suggestiva del castello e delle zone prospicienti. La stanze del piano terra ospitano l’interessante museo archeologico “Granafei”, con tombe messapiche, mosaici e numerosi ritrovamenti di epoche diverse. Le stanze al primo piano non sono attualmente visitabili. Sull’ingresso principale del castello sono visibili il bel portone ligneo e sulla destra le due archibugere, le antiche bocche di fuoco. Molto probabilmente qui era posizionato un ponte levatoio, che permetteva l’ingresso al castello dal fossato (oggi non più visibile) profondo due metri e largo nove. Dalla vicina piazza Orsini del Balzo è visibile la parte meridionale del castello, con i finestroni decorati del settecento.

In un’ala del piano terra è ospitato il Museo Archeologico Territoriale “Granafei”, dove sono esposti numerosi reperti di epoca messapica e romana, ritrovamenti di scavi nelle aree archeologiche di Muro Maurizio, Muro Tenente e Malvindi e nella necropoli meridionale. Nella sala d’ingresso, in passato utilizzata come neviera, è ospitata una interessante tomba a semicamera. Al suo interno vi sono importanti reperti d’epoca messapica, romana e medievale provenienti prevalentemente del territorio comunale (ma anche da altre parti della Puglia), in modo particolare dai siti archeologici di Muro Tenente, Muro Maurizio, Muro Malvindi e da necropoli scoperte nel centro storico della città.

Gran parte dei reperti è costituita da vasellame dell’età del bronzo e di età romana, assieme a ceramica medievale. Nelle sei sale aperte al pubblico è possibile vedere reperti provenienti dai vari siti archeologici del territorio comunale e dalle due vaste necropoli scoperte nel centro abitato. Vi sono inoltre lastre tombali, epigrafi latine e messapiche, e una ricca collezione di monete greche (provenienti dalle zecche di Taranto, Metaponto, Sibari e Crotone), romane e medievali. Numerosi anche i reperti provenienti da donazioni private, anch’esse in gran parte composte da ceramiche e vasellame di fattura greca, messapica e romana. In una sala del museo è possibile osservare inoltre un mosaico che costituiva il pavimento del complesso termale di Malvindi, situato poco fuori dal centro abitato.

Bibliografia

Rosario Jurlaro, Storia e cultura dei monumenti brindisini, Edizione Amici delle Biblioteca Arcivescovile ” A. De Leo”, Brindisi;

Benita Sciarra, Guida per Brindisi e provincia, Neri Pozza editore;

Alessia Galiano, testi pubblicati su guide storico-turistiche sulla città di Mesagne.

Muro Tenente

A 5 Km da Mesagne si trova il sito archeologico di Muro Tenente che presenta importanti testimonianze che fanno risalire il sito ai Messapi, antica popolazione che abitò il Salento tra il VII e gli inizi del III secolo a. C. Un ampio saggio archeologico ha messo in evidenza tracce riferibili alle prime capanne dell’età del ferro (VIII-VII secolo a.C.) e resti più evidenti risalenti all’età ellenistica (IV-III secolo a.C.). Le prime tombe rinvenute si datano al VI secolo a.C. È possibile inoltre notare al centro del saggio occidentale una struttura che è stata interpretata come una torre rettangolare inserita nell’ipotetica cinta muraria interna. Particolare visitabile è anche un tratto della grande cinta muraria fortificata nei pressi della quale avvenne probabilmente una battaglia legata agli eventi della Seconda Guerra Punica (fine III sec.  a. C.) che sembra segnare l’inizio di un graduale abbandono dell’abitato.

L’area di Muro Tenente è stata interessata da scavi archeologici da parte della Soprintendenza Archeologica della Puglia a partire dagli anni sessanta. Dagli anni ’90, l’insediamento fortificato messapico è oggetto di studi da parte della Libera Università di Amsterdam sotto la direzione scientifica del Prof. G.-J. Burgers. Da queste indagini è emerso che la zona interna alla fortificazione risultava frequentata già nel Neolitico, con una presenza stabile durante l’età del ferro (VIII secolo a.C.), quando l’insediamento raggiunge i 9 ettari di estensione. In età arcaica e classica l’area abitata non sembra estendersi oltre la superficie occupata nel periodo precedente. Le testimonianze quantitativamente più consistenti appartengono ad età ellenistica (IV-III secolo a.C.), quando viene eretta una seconda cinta muraria a racchiudere un insediamento di circa 50 ha. Una delle attrazioni più importanti di Muro Tenente è costituita proprio dall’eccezionale stato di conservazione del circuito murario. Sopravvissuto alla conquista romana del Salento (267-266 a.C.), l’insediamento sembra non superare agevolmente la seconda guerra punica, quando le testimonianze archeologiche documentano un paesaggio urbano oramai disgregato e defunzionalizzato. Nel Medioevo l’area fu interessata dal fenomeno dei villaggi medievali i quali, a livello archeologico, rimangono praticamente sconosciuti in questa parte del territorio Salentino.

Situato tra Mesagne e Latiano, l’interessante parco archeologico di Muro Tenente presenta le caratteristiche di un “sito fortificato”, come quelli ritrovati ad Oria e a Valesio: con una popolazione che raggiunse il massimo sviluppo attorno al III secolo a.C. e che, nelle vicinanze delle abitazioni, aveva pascoli e terreni coltivati. All’età ellenistica risalgono anche le fortificazioni di Muro Tenente (sono state proprio le mura che misurano 2.675 m a fornire il toponimo all’intera località), dal Medioevo in poi, chiamata alternativamente Paretone/Paretalto e Muro. Con la conquista romana di Taranto (272 a.C.) inizia la “romanizzazione” del Salento con una serie di campagne militari. Con la colonizzazione romana comincia a Muro Tenente una lenta decadenza che porterà ad una contrazione dell’abitato fino all’abbandono totale nel periodo tardo-imperiale.

Vi è attualmente un progetto del Parco Archeologico di Muro Tenente inserito in “Itinerario Turistico-Culturale “BAROCCO PUGLIESE – Area Centro-Meridionale”. L’area precedentemente acquistata dall’Amministrazione Comunale di Mesagne (circa 10 ha), è stata delimitata da una recinzione ed è raggiungibile attraverso una serie di sentieri articolati in modo da rendere accessibili i punti di interesse. Fra questi lo scavo archeologico posto al centro del sito dove le strutture meglio riconoscibili appartengono ad una necropoli (nel contesto di in un edificio di carattere civile) sono racchiuse entro piccoli recinti interpretati come unità funerarie familiari.
Un altro dei punti di interesse raggiungibili attraverso la sentieristica in fase di realizzazione, riguarda invece le fortificazioni di età ellenistica, delle quali i resti in alcuni punti raggiungono un’altezza di 4 metri, è possibile visitare un saggio aperto dagli archeologi olandesi. Ad una fase successiva (fine III – inizi II a.C.) appartengono le testimonianze di un assedio contestuale alla Seconda guerra Punica, che per diversi anni vide la Puglia e, in particolare il Salento, teatro delle guerre fra Romani e Cartaginesi. L’arredo urbano del sito archeologico, oltre alla sentieristica, vede la presenza di un laboratorio polifunzionale e di una torretta panoramica da cui è possibile ammirare il sito nella sua interezza. Muro Tenente, infatti, si trova in piena campagna ed è costeggiato da un tratto di quella che comunemente si crede la Via Appia, anticamente chiamata “via vecchia dei Greci”.

La visita all’area archeologica è davvero molto semplice grazie alla presenza dei sentieri appositamente realizzati e grazie alla torretta panoramica dalla quale è possibile vedere dall’alto il sito in tutta la sua interezza. Da sottolineare anche la presenza di un laboratorio polifunzionale.

Il sito costituisce un’importante testimonianza della permanenza delle civiltà messapiche del Salento, formando un sistema inseieme ad Oria, Manduria e Valesio.

Situato a 2km da Latiano e 5km da Mesagne; dalla SS 7 uscita Latiano Est, proseguire per SP 45 e imboccare viale Aldo Moro fino all’innesto SP 73 per circa 1km.

Bibliografia

AA.VV., Muro Tenente Centro Messapico nel Territorio di Mesagne, Mesagne, 1999.

Gert-Jan Burgers, Christian Napolitano (Ed.), L’insediamento messapico di Muro Tenente : scavi e ricerche 1998-2009, Mesagne, 2010.

Si ringrazia per la preziosa collaborazione, per le notizie fornite e la disponibilità l’Archeologo Christian Napolitano.

B&B I Messapi

Il Bed & Breakfast I Messapi è situato a soli pochi metri, raggiungibile anche a piedi, dal cuore di una città d’arte chiamata Mesagne, città che fu un importante centro messapico e rappresenta il barocco pugliese in tutta la provincia, con numerosi esempi di edifici privati e religiosi. Molto caratteristico è il centro storico, con viuzze strette e con la sua forma unica di cuore.

Da Mesagne, inoltre, è facilmente raggiungibile in soli 10 minuti la costa adriatica e in 20 minuti la costa ionica, con i suoi bei panorami mediterranei. Ideale, quindi, per chi desidera trascorrere una vacanza rilassante, ma allo stesso tempo, non vuole rinunciare alla cultura e al divertimento!

La struttura, situata al primo piano con ascensore esterno, dispone di 3 camere da letto, di un ampio salone con tv per i momenti di relax ed una attrezzata cucina. E’ assicurata la massima pulizia e cortesia. 

La Puglia offre una vastissima scelta di attrazioni turistiche ed il nostro Buen retiro, grazie alla sua posizione strategica e mediana, è la base migliore per visitare un pò tutto, dal mare che, a seconda del vento, può addirittura essere scelto: mar Ionio o Adriatico vista la pari distanza dal nostro Buen retiro. La sera poi si possono visitare città d’arte come Lecce, Otranto, Ostuni e tanti altri luoghi suggestivi ed incantevoli, oppure esplorare i sapori gastronomici delle sagre dei vari comuni salentini, in estate vere ed autentiche esplosioni di folklore e salentinità, tutta da scoprire, tutta da amare, senza dover intraprendere necessariamente faticosi viaggi in auto. Anche le splendide Grotte di Castellana o la stupenda “Valle D’ Itria” con Alberobello, Cisternino, Locorotondo, lo Zoo Safari di Fasano sono a poco tempo d’auto da noi, insieme alla incontaminata riserva naturale marina e terrestre di Torre Guaceto. Accattivanti sono poi le magiche notti salentine, le notti della movida e delle feste che si dipanano sul cordone del litorale nei vari lidi e nei vari locali, ma tutto questo è Salento, è Puglia che vi aspetta e che per ora vi lascia solo intuire la sua conturbante bellezza. Da visitare poi la nostra città messapica Mesagne ed il suo splendido castello.

Heart of stone

The historic centre of the Municipality of Mesagne has ancient origins and has been influenced by many cultures that have consolidated over the centuries.We are struck immediately by the Norman-Swabian Castle with its medieval architecture and the numerous Baroque churches. The urban itinerary allows us a complete visit of the historic centre of Mesagne, characterised by a particular “heart” shape and by a compact urban structure. We depart from the monumental sixteenth century Porta Grande, the main testimony of the ancient town walls, by which we enter the historic centre. We turn right into Via Castello, where we see the old sixteenth century buildings where today food and wine and cultural activities are held; reaching the entrance of the Norman-Swabian Castle, we visit the “Ugo Granafei Museum” with important medieval, Roman and Messapi finds. The route inside the Castle, the origins of which are thought to date back to the IX century, is an evocative journey through stories and legends. After visiting the castle, we go on towards the near-by sixteenth century Piazza Orsini del Balzo, dominated by the Palazzo Cavaliere and the church of Saint Anna, one of the finest and most harmonious Baroque churches of the Salento. Through a characteristic narrow passageway, we come to the archaeological site of Vico Quercia. Here important archaeological traces are testimony of the strong impression left by the Messapi.

Continuing on our way, we come to the Chiesa Matrice (Mother Church), in Baroque style and rich in valuable artistic elements. The church looks out onto piazza IV Novembre, in ancient times called Piazza Sedile or Piazza dei Nobili. On the opposite side of piazza del Sedile, we find the municipal library in the palazzo dell’Orologio dating back to 1867.

Near Piazza Sedile, in via Eugenio Santa Cesaria, we can visit the semi-underground oil-mill, proof of how important the production of oil was in the past. Today the oil-mill is an Info Point for the Terra dei Messapi designed as a hub in the network of itineraries where visitors can obtain information and knowledge about the rural culture of the territory. Instead, if we walk along the outer walls of the historic centre we soon come to the Municipal Theatre, restored and still open to the public. Just opposite the Theatre we find the monumental Porta Nuova.

Before crossing it to return to the historic centre, we can visit the near-by church of the Dominicans and, just after that, the little Byzantine Temple of Saint Lorenzo. The Town of Mesagne is also an ideal place for those in search of old flavours. The historic centre is full of eateries and restaurants that prepare traditional local, regional country dishes.

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Mesagne

History

On the Salentino plain, along the ancient Appia antica, we find Mesagne the historical centre of which is built in a heart shape. In its highest point we find the impressive Norman Swabian Castle, the most important monument of the town: the tower conserves a part of the defence works, such as the trapdoors and the guard posts, while the remaining part is of a more recent period. Not to be missed here is the interesting Museo Archeologico Territoriale Granafei, rich in numerous artefacts of the Messapi and Roman periods, findings from excavations of various archaeological areas in the district. The most significant of these is the Muro Tenente archaeological Park, a site of fundamental historical importance active since the 1960’s. Accessing the ancient part of Mesagne through the monumental Porta Grande, testimony of what were once the town walls, we can appreciate above all the religious architecture. Of great artistic interest particularly is the fine church of Sant’Anna, which looks over the piazza Orsini del Balzo, with its medieval layout, and the chiesa Madre dedicated to All Saints, an architectural jewel located in piazza IV novembre near the municipal library. Against the town wall, instead, we find the Celestinian convent, the Church of Santa Maria in Betlem, rebuilt in 1738 in Baroque style, and the Chiesa della Santissima Annunziata, once a place of worship of the Dominican monks.

Finally, in the new part of the town, well worth a visit are the basilica della Vergine Santissima del Carmelo and the sanctuary of Santa Maria Mater Domini, inside of which we can find the medieval icon depicting the Madonna col Bambino. Those looking for some refreshment in nature are advised to visit the Parco Baden Powell, in contrada Tagliata, a green lung for the town and an ideal destination for trekking, jogging and playing for children. For wine lovers of the typical cuisine there are numerous restaurants and inns spilling out inebriating smells into the little alleyways of the historic centre.

Curiosity

Typical products

Focaccia stuffed with onion and olives, pettole, DOP oil, DOC wines, IGP brindisino artichoke.

Monumental olive trees and Evo oil – Mesagne is the land of olive trees with 4000 hectares dedicated to growing the Cellina di Nardò and Ogliarola varieties, grown individually or combined in various percentages to create the Extra Virgin Olive Oil of Protected Origin Denomination (DOP) – Terre d’Otranto. The ancient underground oil mills are proof of this tradition.

The grapes and wines – Very fine DOC wines are produced from the skilful processing of the typical tree-trained and espaliered vines grown in the heart of local vineyards. The wineries of Mesagne can boast recognition of two DOCs: Ostuni DOC and Brindisi DOC, the latter reserved to red and rosé wines from vineyards composed of the Negroamaro grape.

The IGP brindisino artichoke – Among the vegetables we find the Brindisino artichoke which, in 2011, was awarded the IGP quality brand by the European Community. The area where the IGP “Brindisino Artichoke” is produced includes the whole Messapi territory: from Cellino San Marco to Mesagne, passing through San Donaci, San Pietro Vernotico and Torchiarolo. It is known for its particular sweet taste and tender texture. It is a product that can be eaten fresh, but is also processed and preserved in various ways. It forms the basis of many dishes: hors d’oeuvres, first and second courses and desserts. The fact that it is ready to be picked early in the season means that this local speciality can be found on markets starting from the month of October.
EVENTS

March-April Feast of the IGP brindisino artichoke, Feast of the Mater Domini (first Sunday after Easter).

May Feast of Saint Giuseppe Artigiano (1st May). June Feast of Saint Antonio di Padova (13th May). July Feast of the patron saint of the Madonna del Carmine: on 15 July the statue of the Virgin is carried in procession from the basilica of the Carmine, where it is in the care of the Carmelite monks, to the Mother Church. Feast of Saint Anna (26th July).

September Feast of Saint Pio da Pietrelcina (September).

December-January Christmas in the heart: events taking place from Christmas Eve until the Epiphany in the historic centre with exhibitions of cribs. Cavalcade of the magi: living crib.

Gallery

Personage

Catald’Antonio Mannarino [1568 – 1621] well-known intellectual, poet and medician of Taranto. His connection with Mesagne started with the Memories. In this work there were important genealogical signals, concerning Mesagne and short essays about the Beltrano family, feudatory of Mesagne. In this work, particularly in the 8th chapter, the poet tells about his love for Mesagne: “[…] this very noble Land of / Mesagne without reasons has the shape of a noble heart/ this homeland / because as the heart is the main part of the body, as a perfect organ, Mesagne is in the middle of this land as a noble homeland […]”. The news about Mannarino are few, for further information you can check the following page.

Epifanio Ferdinando [Mesagne, 2nd November 1569 – Mesagne, 7th December 1638] Epifanio Ferdinando (The Old) for the citizens the “Salento Socrates”, settled down in Naples in 1588 where he studied medicine, philosophy, geometry and maths before the graduation in Medicine and Maths in 1594. He came back to Mesagne where he married the 29 years old Giordana Longo Pecoraio, with whom he had 10 children. In Mesagne he worked as a doctor. He died the 7th December 1638. Intellectual man of learning, he wrote many works among which Antiqua Messapographia and Morso della Tarantola, the first one was a lecture about the history of Mesagne and the second one about the tarantula phenomenon.

Giovan Francesco Maia Materdona [Mesagne, 1590 – …] was an italian poet. His work Le Rime Pescherecce was published in Bologna in 1628. In 1629 it was published in Venice. Close to Giambattista Marino, after his death, he became deeply devout. Many of his works recall a subtle religiousness as in L’utile spavento del Peccatore (Rome 1649, Venice 1665 and 1671). His celebrity slowly broke up, in fact in the last years of his life, his traces got lost.

Francesco Muscogiuri [Mesagne, 11th January 1851 – Mesagne, 6th December 1919] was an italian writer. He was born in 1851 in Mesagne, which was part of the Naples Kingdom. In 1871 he left to Naples, for his journalist activity, there, his articles and his talent were noticed by Francesco De Sanctis, who incited him to attend University. Muscogiuri passed the exams and, after University, he taught literary subjects in several schools in Naples and elsewhere. Among his works, a volume with the title Colloqui di una giornata di studi and the pamphlet entitled La Leggenda dei Durazzo, an enthusiastic defense of the King of Naples Ladislao of Durazzo. When old, Muscogiuri came back to Mesagne where he died in 1919.

Giovanni Messe [Mesagne, 10th December 1883 – Rome, 18th December 1968] was an italian general and politician. One of the most famous italian generals of the Second World War. He got the Marshal of Italy degree and he performed as Head of the General Major State between 1944 and 1945.

Ubaldo Lay, as Ubaldo Bussa was known [Rome, 14th April 1917 – Rome, 27th September 1984],  was a Tv and theatre actor. He worked as a dubber. In 1944 he married Olga Bogaro, who was born in Mesagne, Brindisi, a town where the actor lived and was buried at the age of 67. The TV noir drama Il Tenente Sheridan is ascribable to Ubaldo Lay.

Carlo Molfetta [Mesagne, 15th February 1984] is an italian taekwondo athlete, Captain of the Taekwondo Italian National team, Olympic gold medal of the Olympic Games of London 2012, in the +80 kg category.

 

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